Over optimization - esiste veramente la OOP?
La dimensione della rete Internet è ormai talmente cresciuta, che per essere ritrovato con una parola di ricerca l’ottimizzazione del sito non è più un’opzione ma diventa un obbligo. Nello scenario della sempre più assidua competitività la lotta per arrivare in cima ai risultati non conosce limiti – ne etici ne tecnici.
Spesso sentiamo di siti temporaneamente o permanentemente rimossi dall’indice di Google o da altri motori, a causa di pratiche poco corrette: le tecniche “black hat SEO”. La reazione repressiva dei motori di ricerca contro questi siti è facile da comprendere – con questi trucchi, inseriti negli arsenali di alcune aziende specializzate nella promozione, la rilevanza dei risultati è gravemente compromessa, fino al punto di avere informazioni irrilevanti per la ricerca effettuata, annientando così il ruolo intrinseco dei motori: quello di fornire l’accesso ai siti di contenuto più accuratamente possibile per i loro utenti.
Se i tuoi sforzi di ottimizzazione sono mirati a lungo termine, è necessario quindi conoscere le tecniche di ottimizzare ed applicarle rispettando le regole dei motori, evitando quelle che ti possono danneggiare. Tra questi, la keyword stuffing, le pagine doorway, il testo nascosto e il contenuto duplicato. Una forma di utilizzo di queste tecniche è necessaria, ma nel modo corretto, come analizzato nelle pagine successive.
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